MESSINA - Negozi chiusi e saracinesche abbassate in tutta la città: Messina celebra l'addio alle vittime dell'alluvione che ha colpito la zona a sud della città il primo ottobre. Alcune migliaia di persone sono già radunate sul sagrato antistante la cattedrale dove l'arcivescovo Calogero La Piana celebra i funerali. La città è stretta attorno alle vittime e ai loro familiari e in tanti vogliono dare l'ultimo saluto a chi ha perso la vita per le frane che hanno devastato Giampilieri Superiore e Scaletta Zanclea.
Ventuno le bare avvolte nel tricolore poste ai piedi dell'altare. Su ogni feretro cuscini di fiori rossi e le foto delle vittime. Fuori, intanto, sono già alcune centinaia le persone che si sono radunate per l'ultimo saluto ai morti. Saranno presenti, tra le autorità, anche il premier, Silvio Berlusconi, il presidente del Senato, Renato Schifani, in rappresentanza del capo dello Stato.
Proclamata la giornata di lutto nazionale, sollecitata nei giorni scorsi dal sindaco, Giuseppe Buzzanca, e dallo stesso vescovo. Giunto al Duomo, il ministro Alfano però ribadisce: "Non c'é stato alcun ritardo nella proclamazione del lutto nazionale per la tragedia di Messina. Lo abbiamo deciso al primo Consiglio dei ministri utile". Il Guardasigilli ha aggiunto poi che "Berlusconi si è assunto l'onere della ricostruzione e rispetterà tempi e modi". "Bisogna fare chiarezza su quanto accaduto - ha concluso - ciascuno deve fare la sua parte: il governo, la magistratura e le istituzioni locali".
Una piccola bara bianca, avvolta nel tricolore, cui è legato un palloncino con scritto il suo nome, Ilaria. E' il feretro della più piccola, 5 anni, delle vittime dell'alluvione del messinese recuperate. Il suo feretro è accanto a quello della madre, Teresa Macina, di nazionalità polacca. Le mani delle sue amichette hanno adagiato sul feretro due pupazzetti ed un disegno con un grande cuore. Poco più in là altri due palloncini bianchi stanno a simboleggiare gli altri due bambini vittime della tragedia, Lorenzo, di 2 anni, e Francesco, di 6. Tutti e tre i piccoli vivevano a Giampilieri Superiore, ma solo il corpicino di Ilaria è stato recuperato. Per Lorenzo e Francesco le ricerche ancora proseguono per dare loro una degna sepoltura. Intanto la loro "presenza" è testimoniata da quei due palloncini legati al feretro della madre, Maria Letizia Scionti.
Ieri sera oltre un migliaio di persone ha reso omaggio alle vittime con una veglia funebre. In cattedrale sono state portate 21 bare, tutte avvolte nella bandiera tricolore tranne una, quella di una donna romena, con la bandiera del suo paese. I familiari di altre sei vittime hanno preferito esequie in forma privata, mentre deve ancora essere riconosciuto il cadavere di uno dei morti estratti dalla macerie. Durante la veglia momenti di intesa commozione, sopratutto tra i familiari delle vittime.
Intanto si leva la voce del comitato formatosi tra i cittadini colpiti dal disastro: chiedono che le nuove case non vengano costruite altrove. "Gli abitanti e i commercianti di Scaletta, Giampilieri, Altolia e degli altri villaggi colpiti dal nubifragio nel Messinese non vogliono aver costruite case in posti diversi e preferiscono tornare dove hanno vissuto per tanti anni", spiega Ernesto Fiorilo, presidente nazionale di Consumatori Associati e presidente del comitato. "L'alluvione di Messina - aggiunge - è un evento totalmente diverso dal terremoto dell'Aquila e richiede interventi differenti. La ricostruzione delle case e dei negozi deve avvenire nei villaggi di origine per non cancellare queste realtà e deve essere affidata alle imprese locali per rilanciare l'economia. Gli imprenditori infatti devono essere aiutati subito perché altrimenti le attività commerciali rischiano di scomparire per sempre". "Non vogliamo inoltre più sentire dire - prosegue Fiorillo - che la colpa di tutto è dell'abusivismo edilizio perché la causa esclusiva della tragedia è la mancata attenzione di chi doveva prevenire il dissesto idrogeologico, già dopo l'alluvione disastrosa del 2007 e la frana del 2008, e invece, ha ignorato il problema".
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